Negli ultimi tempi, grazie allo sviluppo tecnologico ed alla ricerca scientifica che si sta realizzando nel settore della riabilitazione, sono state create in particolare tecniche di terapia minimamente invasiva. Grazie alla semplicità, sicurezza, effettività ed efficacia di queste tecniche si sono diffuse molto velocemente e sono molto conosciute tra pazienti e terapisti. Questa grande diffusione di queste tecniche di terapia minimamente invasiva ha portato con se una certa confusione in alcuni paesi riguardo a chi appartiene la competenza per l’uso di queste tecniche invasive. Non volendo creare polemica, ma volendo informare in modo approfondito a pazienti, medici in generale, fisiatri particolarmente e fisioterapisti sul marco attuale, andiamo a studiare il punto di vista di entrambe le parti presenti in questa discussione per poter capire al meglio la situazione attuale.

Terapia minimamente invasiva, tecniche

La prima cosa che dobbiamo conoscere è quali sono le tecniche che sono al centro di questa discussione:

Terapia minimamente invasiva, Dry Needling

Dry Needling: Una delle prime tecniche a diffondersi circa 25 anni fa è stato il Dry Needling. Questa tecnica serve al trattamento della Sindrome di dolore miofasciale attraverso la “disattivazione” dei Trigger Point usando un ago molto sottile, come quelli che vengono usati per l’agopuntura. In nessun momento viene somministrata nessuna sostanza chimica, è per questo che si denomina “Dry Needling, puntura a secco”. Quello che si cerca con questa tecnica è trovare il punto del muscolo dove troviamo una disfunzione.

Se attendiamo alla evidenza scientifica attuale sui trigger points, scopriamo che questa disfunzione si produce dovuto ad una contrazione mantenuta ed irreversibile della sarcomera muscolare dovuto a un’alterazione neurochimica dell’unione neuromuscolare. La posizione fisica di questi punti è molto variabile tra i pazienti e bisogna cercarli in modo preciso in ogni paziente. Anche se può sembrare simile all’agopuntura, in realtà sono tecniche molto diverse perché perseguono attraverso l’ago la stimolazione meccanica di target completamente diversi.

Terapia minimamente invasiva, Elettrolisi Percutanea

Elettrolisi Percutanea: Questa tecnica è stata sviluppata in Spagna da fisioterapisti che già da anni usavano il Dry Needling e che avevano percepito la necessità di trasmettere in modo percutaneo le correnti che si applicavano in modo transcutaneo con gli stessi aghi che già usavano con il Dry Needling, moltiplicando cosí gli effetti della corrente. Nel caso dell’elettrolisi, si cerca di somministrare un carico elettrico ad un tessuto connettivale (tendini) leso responsabile del dolore del paziente per creare certi effetti a livello metabolico e fisiologico con lo scopo di ridurre il dolore e ricuperare la funzionalità del paziente. In questo caso, l’ago funge come l`elemento trasmettitore di corrente che ci permette di arrivare ad un punto più o meno profondo.

Dal punto di vista dai fisiatri, da quello che si estrae nell’ultimo parere del Ministero della Salute , si ritiene che l’atto di inserire un ago di agopuntura sotto la cute di un paziente è un atto di agopuntura, per ciò una tecnica appartenente alla disciplina di Medicina Tradizionale Cinese, per ciò competenza del medico. Oltre a questo, i medici ritengono anche che l’atto di inserire un ago nel paziente, dovrebbe essere una competenza solo ed esclusivamente dei medici perché acquisiscono le conoscenze necessarie a questo nel percorso universitario.

Dal punto di vista dei fisioterapisti, In Italia come in altri tanti paesi, le competenze per trattare la sindrome di dolore miofasciale, quindi i trigger point, con tecniche invasive ritiene a loro. Per le seguenti motivazioni; Il trattamento di questi trigger points, dato che costituiscono una disfunzione muscolare, è stato sempre considerato all’interno delle competenze della fisioterapia. La WCPT (World Confederation for Physical Therapy), organismo dipendente direttamente dalla OMS (Organizzazione mondiale della salute) ritiene che il trattamento della sindrome di dolore miofasciale e quindi i trigger points attraverso un ago sono all’interno delle competenze della fisioterapia ed è per questo che in una grandissima parte dei paesi del nostro intorno viene concesso ai fisioterapisti usare questi tipi di tecniche per il ricupero funzionale dei suoi pazienti. L’ultimo a farlo molto recentemente è stata la Francia. In tutti i paesi in cui il fisioterapista è il responsabile del trattamento della sindrome di dolore miofasciale è necessario la realizzazione di un corso di formazione.

Terapia minimamente invasiva, in quale punto ci troviamo attualmente?

Davanti a questa situazione, in quale punto ci troviamo attualmente?

In un primo momento, i corsi di Formazione EPTE, si rivolgevano esclusivamente a medici e fisioterapisti perché esisteva un parere del Ministero della Salute che considerava possibile che il fisioterapista potesse realizzare una tecnica invasiva con un ago di agopuntura ma in presenza di un medico in struttura. È per questo che durante un certo periodo di tempo sia i medici che i fisioterapisti realizzavano corsi in qui si insegnavano questo tipo di tecniche, animati dal documento Ministeriale che lo permetteva, sotto delle condizioni particolari.

Pochi mesi fa, dopo la presentazione di documentazione da parte di alcune associazioni mediche davanti al Ministero, è stato pubblicato un nuovo parere che annullava quello precedente. In questo nuovo parere, si annullava la possibilità ai fisioterapisti di poter realizzare tecniche invasive, e si donava questa possibilità solo ai medici.

Lo scopo di EPTE®, è sempre quello di migliorare la salute delle persone. Considerando la proiezione internazionale che abbiamo attualmente, dobbiamo adeguarci alla realtà legale di ogni paese. Questo non ci impedisce di portare sempre ai corsi di formazione docenti/ricercatori con una grossissima esperienza accreditata nella tecnica.

È per questa ragione che futuri corsi che si organizzeranno in Italia saranno rivolti solo ed esclusivamente ai medici per essere adeguati alla tendenza legale attuale.

 

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