Articolo basato sul libro “Explain Pain” (Spiegando il Dolore). Autori: David Butler e  Lorimer Moseley.

Il dolore è una sensazione sgradevole, che a nessun paziente piace sperimentare.
Prorpio “il fatto che sia poco gradito è ciò che fa sì che il dolore sia qualcosa di così efficace ed essenziale nella vita“. Il dolore, infatti, avvisa della presenza di un pericolo, prima che chi lo prova si provochi una lesione. Serve a fare in modo che il paziente reazioni per evitare questo pericolo. L’obiettivo del dolore sarebbe pertanto quello di proteggere e rappresenta, in certa forma, la prima parte della cura. Senza dubbio, però, questo meccanismo di difesa a volte funziona in modo un po’ strano.

Il dolore provocato da punture, posizioni incorrette, distorsioni, ecc..si può considerare relazionato con cambi nei tessuti. Il cervello giunge alla conclusione che i tessuti si trovano in pericolo e per questo evita che si ripeta la stessa situazione. Se il dolore persiste è perché il cervello considera che si trova ancora in una situazione di minaccia o di pericolo. Non c’è dubbio che l’intensità del dolore non sia direttamente relazionata con l’entità del danno nel tessuto. Il sistema nervoso centrale, infatti, esamina le indicazioni che riceve, alle quali somma la memoria, i processi di ragionamento, le emozioni, le considerazioni, prima di elaborare una risposta allo stimolo ricevuto.

Esistono molti esempi differenti in tutti i sensi: tagli sul viso dolorosissimi e amputazioni che appena provocano dolore. Un 70% delle persone che perdono una parte del corpo in seguito ad un’amputazione, sperimentano quella che viene chiamata “sindrome dell’arto fantasma“. Provano pizzicore, formicolio o dolore nell’arto che non c’è più. Questo perché il nostro cervello possiede uno schema del nostro corpo.

Come funziona il sistema di allarme e dolore

Il cervello riceve una serie di segnali attraverso i quali interpreta una possibile situazione di pericolo. Il corpo umano possiede, infatti, milioni di recettori sparsi per tutto il corpo, che trasmettono questa informazione al midollo spinale. A seconda del tipo di recettore, si ha una reazione di fronte ad una forza meccanica (M), come una puntura, temperatura (T), o presenza di agenti chimici (Q) all’esterno o all’interno del corpo. Quando i recettori si attivano di fronte ad uno stimolo (un pizzicotto, un acido o un aumento della temperatura), si aprono e nella cellula entrano particelle con carica positiva. I recettori sensoriali sono piccoli elementi di dimensioni microscopiche costituiti da terminazioni di cellule nervose, di struttura anatomica differente, a seconda del ruolo che ciascun tipo di recettore deve svolgere.

Gli impulsi elettrici realizzano un percorso attraverso il nostro corpo fino ad arrivare ai nocicettori. L’anestesia, ad esempio, funziona annullando questi recettori di fronte agli stimoli meccanici e per questo motivo gli impulsi non arrivano al midollo spinale e non si prova dolore. Questi recettori hanno una vita piuttosto corta e vengono costantemente sostituiti da nuovi recettori e per questo motivo la sensibilità e percezione del soggetto cambia di continuo.

Prima del dolore: nocicezione o percezione del pericolo

Il centro di controllo di questo sistema di allarme si trova nel cervello (protetto dal cranio, composto dalle ossa più dure del nostro organismo). I segnali che riceve dai neurotrasmettitori sarebbero i responsabili di generare il dolore, ma non solo; quando si aprono più recettori e i neuroni arrivano al punto critico, si produce la corrente elettrica della quale abbiamo parlato. Quando il livello di eccitazione si avvicina al punto critico, il messaggio (e quindi il dolore) può esplodere anche solo con piccoli stimoli. Questi messaggi si “traducono” in sostanze chimiche rilasciate nelle sinapsi (spazio tra un neurone e l’altro), destinate al nostro cervello.

nocicezione percezione del dolore

Nocicezione. Fonte: TGVET: Cos’è il dolore

Dall’altra parte è presente un neurone con sensori chimici specializzati. Questo è il segnale che giunge al cervello. Il cervello ricostruisce una situazione il più razionale possibile basandosi sulle informazioni che gli arrivano simultaneamente. Nel caso del dolore cronico, alcune delle regioni cerebrali sono state “schiavizzate” dall’esperienza del dolore. Il cervello, che dispone di circa 100 miliardi di neuroni, compie la sua valutazione ed attiva i sistemi di protezione di conseguenza.

Il dolore e lo stress

Con lo stress può aumentare la sensazione di dolore poiché il sistema nervoso è sensibile alla sostanza chimica che si produce nell’organismo sotto effetto dello stress. Ciò potrebbe portare ad un circolo vizioso: il cervello pensa che ci troviamo in una costante situazione di minaccia, i neurotrasmettitori aumentano la sensibilità, proprio per proteggerci e ciò che prima faceva male, adesso può farne ancora di più. Sono, infatti, sempre di più i recettori che si aprono e si mantengono aperti durante un tempo maggiore.

L’aumento della sensibilità è quasi sempre la caratteristica fondamentale fondamentale del dolore persistente. Il dolore è normale, però i processi sottostanti sono alterati.  Quando si producono cambi nel midollo spinale, il cervello può smettere di ricevere informazione esatta di quello che realmente succede nei tessuti. Nel corno posteriore del midollo spinale adesso esiste un amplificatore o distorsionatore. Il cervello viene informato dell’esistenza di un dolore nei tessuti superiore rispetto a quello che realmente vi è. La risposta del cervello si basa dunque su di una informazione incorretta riguardo alla salute dei tessuti che attiva continuamente i centri di avviso del dolore.

Gli esseri umani sono in grado di identificare una situazione come potenzialmente pericolosa. Se il sistema è sensibilizzato, di fronte a degli stimoli considerati pericolosi, anche qualora non vi fosse relazione con il danno nei tessuti, potrebbe apparire il dolore. Nel trattamento del dolore cronico esistono distinti modelli, tra i quali quelli più comuni: medici, psicologi, fisioterapisti. Di fronte a questo tipo di dolore cronico, infatti, si cerca il modo di ridurre il valore di minaccia degli stimoli e delle emozioni associate. Il movimento aumenta la salute della articolazioni, dei tessuti blandi, del sistema circolatorio, del sistema respiratorio, del cervello e si tratta pertanto di uno strumento utile. Nell’allenamento programmato si cercherà di seguire la linea di riattivazione del dolore, ridurre la percezione di minaccia ed aumentare la tolleranza del tessuto.