Ogni sportivo reagisce in modo distinto quando si trova a dover affrontare una lesione. La sua attitudine influisce sull’applicazione del trattamente da parte del terapeuta. Il seguente articolo è un breve riassunto dell’esposizione del Dottor Martín Rueda, podologo e specialista in Biomeccanica, del Centro de Alto Rendimiento de San Cugat durante la XXIV° giornata del Podologo della Comunità, organizzato dal Collegio dei Podologi della Comunità di Madrid.

L’attitudine dello sportivo di fronte ad un problema fisico dipende da diversi fattori. Tra questi possiamo individuare aspetti quali: la gravità della lesione, il momento della stagione nella quale si produca la lesione stessa, il carattere ed il profilo psicologico della persona, gli aspetti economici…
Al momento di affrontare la lesione, l’attitudine dello sportivo cambia se si tratta di uno sportivo amatoriale o di un professionista.

Lo sportivo di solito non accetta la lesione, come sottolinea il Dottor Martín Rueda. Per questo stesso motivo, il professionista sanitario, oltre ad intraprendere il giusto trattamento, deve saper argomentare, parlare con lo sportivo nel suo stesso linguaggio. Deve studiare il paziente: quale sport pratica, quali sono le esigenze per ogni gesto che compie, quali le caratteristiche della lesione (se è stata causata da un trauma, se è dovuta alla fatica…), quale calzatura utilizza, ecc.

Reazione ed attitudine di uno sportivo ad una lesione

Giornata del podologo 2017 Madrid. Attitudine dello sportivo di fronte ad una lesione

Di fronte alla lesione, Rueda suggerisce che il podologo abbia a disposizione un sistema di raccolta dei dati utili per poter quantificare il problema (quali gesti impedisce, ecc). Tra i diversi sport esiste una grande differenza a seconda della quanto risulti difficile misurare il gesto (il salto con l’asta è molto distinta dal colpo ad un pallone nel calcio). A livello biomeccanico, un aspetto importante, per esempio in fase di recupero, è sapere “quante volte lo sportivo potrebbe compiere correttamente un gesto” senza che si possa provocare un ricaduta; è importante dunque conoscere il paziente, fare uno studio che vada oltre la sola valutazione del piede durante la consulta ed osservare il paziente. Il Dottor Martín Rueda ricorda che a livello posturale, “nessuno appoggia dove ha male”: il corpo umano cerca alternative, ad esempio di appoggio.

Dr. Martín Rueda: “Nessuno appoggia dove ha male”.

Lesione: implicazione di piede, ginocchio ed anca

Quando risulta esserci un problema, il Dottor Rueda propone che si studino in particolare i principali elementi che partecipano attivamente nella realizzazione del movimento. Prima di tutto i fianchi e l’anca poiché si tratta del motore della gamba, il punto dove ha inizio il movimento. Sarà importante, poi, fare diverse valutazioni: quali strutture ossee e muscolari sono implicate e limitano il movimento. In seguito, bisognerà valutare la condizione del ginocchio, dal momento che si tratta di un’articolazione che unisce ed equilibra le due parti. Per ultimo, osservare il piede e valutare la condizione di ogni suo componente e la condizione generale.

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